La stagione 2026 del Teatro nel Magazzino

La stagione teatrale 2026 di Molina mon amour avrà luogo al Magazzino di Antonio in piazza Martiri della Romagna 26 a Molina di Quosa (PI).

Ecco gli appuntamenti.

Far finta di essere Gaber
Sabato 7 marzo
Di e con Fabrizio Bartelloni e Maurizio Bigongiali
Nato dall’incontro tra un giurista con il vizio delle parole e un musicista scopertosi cantautore nella piena maturità, lo spettacolo mescola una cornice narrativa – che nel linguaggio contemporaneo potrebbe essere definita “storytelling” – con una linea musicale che fa da contrappunto allo svolgersi del racconto. Senza l’ardire di “trasformarsi” in cloni di Gaber e tentare l’inaccessibile ascesa alla vetta delle sue performance teatrali, Bartelloni e Bigongiali scelgono una strada panoramica che guida lo spettatore in un viaggio sentimentale attraverso la vita e l’opera dell’artista milanese, con particolare attenzione a quel teatro-canzone di cui, insieme al pittore viareggino Sandro Luporini, è stato di fatto l’inventore.

Banditi. Storie e canzoni di ribelli, sognatori e fuggitivi
Domenica 29 marzo
Di e con Duccio Ghelardoni e Paolo Giommarelli
Un viaggio narrativo attraverso le vite di uomini e donne che hanno scelto, o sono stati costretti a scegliere di stare dalla parte opposta della storia ufficiale. Racconti con cui si intrecciano biografie, eventi storici, canzoni e riflessioni personali per narrare di figure di ribelli, anarchici, banditi, artisti e sconfitti che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo. I protagonisti provengono da epoche e luoghi diversi, ma sono uniti da un comune filo: la ribellione come risposta alla miseria, all’ingiustizia, all’emarginazione. Attraverso storie come quelle di Sante Caserio e di Franco Serantini, di Jesse James o Charlie Starkweather, di Andrea Pazienza o degli emigrati in Argentina, di Ugo il barcaiolo o di Moreno il camionista i due artisti intendono esplorare il confine sottile tra eroismo e fallimento, tra giustizia e violenza, tra sogno e autodistruzione. La narrazione alterna racconto storico e interpretazione emotiva, integrando riferimenti musicali e letterari che ampliano il significato delle vicende narrate, affrontando temi centrali quali la dignità umana, la libertà, il prezzo della ribellione e la memoria degli sconfitti.

Chi siamo noi
Sabato 18 aprile
Di Gabriele Benucci e Fabrizio Brandi
Con Fabrizio Brandi
Lo spettacolo narra le vicende, strettamente intrecciate tra lo sviluppo della città di Livorno e la Compagnia Lavoratori Portuali, dalla sua nascita fino alle trasformazioni successivi ai decreti Prandini del 1989, tratteggiando l’evoluzione del lavoro nel novecento in Italia. Da mero strumento di gestione della manodopera portuale in epoca fascista, la Compagnia si è prima configurata come soggetto rilevante della rinascita democratica della città e poi affermata con un suo autonomo ruolo di soggetto imprenditoriale. Nel corso del tempo ha sempre rivolto il suo sguardo all’esterno, cercando e trovando una strettissima relazione con la città, del cui tessuto sociale per lunghi anni è stata parte integrante, anche grazie ad una costante partecipazione alle sue attività sociali e culturali. Dunque, ripercorrere la storia di questo soggetto socioeconomico cittadino significa comprendere i motivi dello stretto legame tra il porto e la sua città, gettare una luce sul ruolo fondamentale, non solo a livello operativo, ma anche sociale e culturale, giocato dalla Compagnia, comprendere lo sfondo politico su cui quest’azione ha potuto svilupparsi e dare valore alla funzione svolta per lo sviluppo dello scalo labronico. Parlare della Compagnia significa anche parlare di lavoratori e lavoratrici che puntarono sull’autogestione per costruire il loro futuro di riscatto sociale e le cui pratiche dell’agire si sono estese col tempo dal lavoro alla politica economica, agli indirizzi politici, al sapere e alla cultura.  

Con(-)tenuta. Appunti di donne sacrificabili
Sabato 23 maggio
Di e con Chiara Migliorini
Lo spettacolo si compone di diversi quadri in cui Chiara Migliorini analizza la cultura maschilista e sessista all’interno della donna e delle dinamiche femminili. Lo fa in modo grottesco, poetico e diretto. La necessità di indagine nasce dal fatto che la cultura di protezione e giustificazione nei confronti dell’uomo come padre, marito e leader ha radici antiche, che ancora risuonano in alcune generazioni e di cui si parla poco. Lo spettacolo va quindi a trattare una sorta di maschilismo inconsapevole, oltre a denunciare i luoghi comuni che continuano ad ostacolare una donna in cerca di indipendenza e di riconoscimento del proprio successo personale e meritocratico. Un viaggio come una corsa ad ostacoli di una giovane artista che difende la propria libertà di affermazione in un mondo a volte apparentemente aperto e più frequentemente nascosto dietro un conformismo pieno di contraddizioni nel pensiero sociale. Chiara Migliorini interpreta l’Artista, l’Amica, la Dirigente, la Sorella, la Fidanzata, Sé stessa.

Non c’è mai silenzio. Racconto della strage di Viareggio
Sabato 27 giugno
Di e con Elisabetta Salvatori
“L’ho chiamato ‘Non c’è mai silenzio’ pensando che le nostre giornate sono piene di voci e rumori, a tanti dei quali non facciamo neanche più caso. Ma se uno è legato a un ricordo, sentirlo lo rievoca. Il fischio di un treno, per tutta la città di Viareggio, è una lama che ogni volta riapre il cuore, porta ricordi e chiede giustizia. Raccontare questa storia è stato come entrare nelle case di via Ponchielli, poco prima delle 23.50 del 29 giugno 2009. Conoscerli. Due ragazze che giocavano a carte sul letto, cinque ragazzi a tavola, con le birre davanti, due sposi sul divano, i bimbi a letto, un lavandino che gocciola e l’odore delle lavatrici stese. Ho cercato di raccontare la poesia che c’è nella vita di tutti i giorni, mi pareva che la tristezza non onorasse la memoria di quelle 32 vittime. Di loro racconto la vita, dopo di loro la storia di un treno che correva troppo forte, che trasportava gas e che non era stato revisionato correttamente, e unisco la mia voce, a quella di tutta Viareggio, perché anche il palco di un teatro serva a chiedere giustizia”. (Presentazione a cura dell’autrice).


Per informazioni sull’orario d’inizio degli spettacoli e sui dettagli di ogni appuntamento – come ad esempio il tipo di offerta culinaria affiancata a ciascuna serata -, si invita a consultare qui sul sito ufficiale i comunicati dedicati ai singoli spettacoli, una volta pubblicati, o i canali social di Molina mon amour. La prenotazione è obbligatoria (379 1913131, solo WhatsApp) e l’ingresso è riservato ai soci.

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